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Le strutture americane, ormai puro segno di sudditanza
Dopo
'Ederle 2' è scoppiato un caso 'Sigonella 2', la base americana in Sicilia che
dovrebbe essere ampliata con trecento nuove villette per ospitare altri settemila
soldati. Ciò ha provocato la consueta reazione furibonda della cosiddetta sinistra
radicale, spaccature nell'Unione, accuse del centrodestra al governo di non
essere in grado di tenere una coerente politica estera. Spettacolini già visti.
A mio avviso la vicenda delle basi americane in Italia non può essere affrontata
episodicamente, allarmandosi perchè questa o quella viene ampliata e facendo
del pacifismo sterile e a tutto campo, ma va valutata alla luce della più generale
questione, storicamente inquadrata, dei rapporti fra Europa e Stati Uniti.
Certo sono ben strane alleanze quelle degli Stati uniti con i Paesi collegati
e non solo con l'Italia. Loro possono avere basi militari, anche nucleari, in
tutti i Paesi alleati, questi nemmeno un soldato sul suolo americano. Più che
alleanze sembrano, e sono, sudditanze. Ma c'è una ragione storica. Finchè è
esistita l'Unione Sovietica questa alleanza sperequata con gli Stati Uniti,
e quindi anche la presenza delle loro basi con pesanti limitazioni delle sovranità
nazionali dei Paesi che le ospitano, era indispensabile perchè solo gli americani
avevano il deterrente atomico necessario per dissuadere l'«orso russo» dal tentare
avventure militari nell'Europa dell'Ovest.
Era chiaro cioè che se i sovietici avessero osato sganciare un'atomica su Bonn
o su Londra o su Milano, missili nucleari americani, partendo innanzitutto dalle
basi Usa in Europa, si sarebbero diretti su Mosca. O, quantomeno, pareva chiaro
fin quando Ronald Reagan, a metà degli anni Ottanta, in un momento di brutale
franchezza o di disattenzione, non si lasciò sfuggire che l'Europa "poteva essere
teatro di un conflitto nucleare limitato". Era cioè ipotizzabile che Usa e Urss
si facessero una guerra nucleare per interposta Europa, dell'Est e dell'Ovest,
senza colpirsi direttamente. Tuttavia, nonostante queste inquietanti dichiarazioni,
l'ombrello nucleare steso sull'Europa ha funzionato.
E' ovvio che gli Stati Uniti, giustamente dal loro punto di vista, han fatto
pagare ai Paesi europei, fra cui l'Italia, questa loro protezione, o supposta
tale, con una sudditanza militare, politica, economica e, alla fine, anche culturale.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, nel 1989, questa sudditanza e queste basi
americane sul suolo europeo diventano solo un fastidioso pedaggio e un'umiliante
limitazione della sovranità nazionale degli alleati (tutti ricordano sicuramente
la vicenda del Chermis, ma si potrebbero ricordare anche le decine di ragazze
napoletane stuprate da militari americani, crimini rimasti impuniti perchè le
basi, e i loro occupanti godono del regime di extraterritorialità). Pedaggio
che non ha più alcuna contropartita.
Oggi queste basi non sono solo più fastidiose e umilianti. Sono diventate un
pericolo. Perchè con l'attuale aggressività americana un Paese alleato ci mette
pochissimo a diventare "poco affidabile", basta che non ubbidisca in tutto e
per tutto (e credo che sia per evitar questo che il governo Prodi, che già aveva
scontentato gli Usa ritirando i nostri soldati dall'Iraq, ha deciso, prudentemente,
di dire sì all'ampliamento delle basi di Vicenza e di Sigonella, per non irritarli
ulteriormente) e, da qui, un niente per passare nella lista nera degli 'Stati
canaglia'.
Per cui, in un futuro non poi così lontano, potremmo trovarci in conflitto
con gli Stati Uniti ma paralizzati, nelle nostre decisioni, dalla presenza sul
territorio delle loro minacciose basi e da decine di migliaia dei loro soldati.
Massimo Fini
fonte: www.massimofini.it
29 gennaio 2007 | 2295 letture | Invia ad un amico | Stampa