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Le tre "I" di Berlusconi

Chi non ricorda il governo delle tre "I" - Inglese, Internet e Impresa - di Berlusconi? E come dimenticare che nel dicembre 2001, nel dare attuazione alla prima "I" in programma, in quel di Palazzo Chigi successe un fatto tragicomico (comico per l'Ulivo allora all'opposizione, tragico per la Casa delle Libertà al governo)? I giornali dell'epoca avevano scritto: "Berlusconi, dopo aver trasformato la sede del Governo in un' Impresa, ha messo l'Inglese su Internet." E che inglese!

Le biografie ufficiali dei ministri erano state tradotte in un modo maccheronico, caratteristico di quei programmi di traduzione automatica le cui performances, se non controllate e opportunamente rivisitate da persone provviste di adeguata conoscenza della lingua che si parla a Londra e, con qualche non irrilevante differenza a New York, rischiano effettivamente di destare ilarità per gli inevitabili strafalcioni che possono produrre.

Dal sito ufficiale del Governo era possibile seguire un percorso ("path") che conduceva alla biografie dei ministri e allora si che iniziava il divertimento. Si andava dal ministro Marzano indicato come un "ordinary professor", che in inglese significa scadente o dozzinale, al ministro Scajola che era stato autore di un "flat" (piatto, pianeggiante) per indicare un piano regolatore, al ministro Castelli che si era candidato "to horse", cioè in un collegio a cavallo tra Lecco e Bergamo, fino alla ministra Letizia Moratti che era diventata "Joy" Moratti. Un altro ministro di "Italy Force"aveva studiato all'Università "Mouthful" (Bocconi) e così continuando a rischio di infarto per eccesso di risate.

L'ufficio stampa di Palazzo Chigi aveva poi precisato che si era trattato di pagine di prova, effettivamente realizzate col traduttore automatico e non destinate alla pubblicazione, ma ormai la frittata era fatta e ai "maghi della comunicazione" di Berlusconi non restò altro da fare che eliminare da Internet quel "link" incriminato, privandoci di un programma esilarante mai eguagliato neppure da Zelig.

Perché questo sollazzevole amarcord? Perché nel 2001 fu proprio un settimanale inglese, il liberal - economico The Economist, subito bollato dal Cavaliere come comunista, a definire Silvio Berlusconi inadatto ("unfit") a "guidare il governo di nessun paese, meno che mai una delle più ricche democrazie del mondo" e aveva esplicitato, come mai nessun altro giornale straniero aveva prima fatto: "l'elezione di Berlusconi come primo ministro segnerebbe un giorno nero per la democrazia italiana e lo stato di diritto", aggiungendo infine che "sebbene egli dica di voler rimpiazzare il vecchio sistema corrotto, il suo impero è largamente un prodotto di quel sistema. La sua elezione a primo ministro perpetuerebbe, non cambierebbe, le vecchie e cattive abitudini italiane". La traduzione in italiano dell'editoriale era stata allora considerata assolutamente corretta e professionale (tutto merito dello sviluppo del programma delle tre "I"?) .

A distanza di sette anni riecco l'Economist, sempre più comunista, che pubblica in questi giorni (in Inglese, anche su Internet) un articolo dal titolo: "Italy has enough problems already: does it really need Silvio Berlusconi once again?", correttamente traducibile in: "L'Italia ha già abbastanza problemi: ha veramente bisogno un'altra volta di Silvio Berlusconi?". Il settimanale britannico non risparmia l'aggettivo "disastroso" al quinquennio di governo 2001-2006 utilizzato da Berlusconi, a detta del giornale letto dalla classe dirigente di tutto il mondo, soprattutto per proteggere i suoi interessi nei media e per bloccare le azioni giudiziarie nei suoi confronti, senza approfittare di una maggioranza solida ed obbediente per riformare il paese.

L'analisi impietosa dell'Economist produce il commento che "non vi è neppure un barlume di speranza che il Signor Berlusconi di ritorno possa dimostrarsi una scommessa migliore del Signor Prodi. A giudicare da ciò che ha fatto in passato potrebbe dimostrarsi peggiore e demolire i progressi fatti dal governo Prodi nel settore dell'evasione fiscale".
Anche per l'Economist la legge elettorale approvata dal governo Berlusconi a fine mandato, il "Porcellum", è una "pillola avvelenata" che già ha causato l'avvelenamento di Prodi e che potrebbe ritorcersi anche su Berlusconi se tornasse a governare con una coalizione variegata e frammentata quanto e più di quella precedente.
In ogni caso, se tornasse a governare Berlusconi, la solidarietà agli italiani è già espressa dal settimanale inglese con un desolante "poor Italy!"

Thank you very much Economist. Ci affidiamo a voi liberali comunisti d'oltremanica per aiutarci a scegliere la quarta "I" del governo Berlusconi che verrà. Noi avremmo pensato a "Impunità" ma se vi sembra troppo forte potremmo scalare in "Iniquità". Che ne pensate? In cambio potremmo supportarvi nella scrittura di un editoriale sull'Italia "Incapiente" (very very poor) prossima ventura.

Raffaele Deidda - aprileonline

02 febbraio 2008 | 3741 letture | Invia ad un amico | Stampa



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