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L'intercettazione rubata e la «gratitudine» del premier
L’Unità segnalò fin dallo scorso 9 dicembre l’avvio di questa inchiesta da parte del sostituto procuratore Massimo Meroni. Il fascicolo era stato aperto in seguito a un esposto presentato alla procura della Repubblica di Milano da Antonio Di Pietro. Il leader dell’Italia dei Valori era venuto a sapere di quanto Fabrizio Favata da tempo andava raccontando in ambienti giornalistici. E cioè di essere stato lui a consegnare all’attuale premier, e all’epoca leader dell’opposizione, la famosa intercettazione.
La consegna, secondo il racconto di Favata, avvenne il giorno della vigilia di Natale del 2005 nella villa di Arcore. Presenti, oltre al premier, suo fratello Paolo Berlusconi e Roberto Raffaelli, all’epoca responsabile della Rcs (Research control system), azienda specializzata nella realizzazione di intercettazioni telefoniche per conto della magistratura.
Attenzione alle date. La consegna, secondo il racconto di Favata, avvenne il 24 dicembre. Una settimana dopo, il 31 dicembre, la notizia fu pubblicata a tutta pagina sulla prima de Il Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi. Fu l’inizio di una campagna di stampa che ebbe un peso importante nella rimonta del centrodestra. Alla fine del 2005 i sondaggi lo davano sotto di una decina
di punti. Nel maggio 2006 la coalizione guidata da Prodi vinse per poche migliaia di voti.
Il premier capì al volo l’importanza dell’intercettazione. Subito dopo averla ascoltata disse: «Grazie, la mia famiglia vi sarà grata in eterno». All’inizio dello scorso febbraio, quando venne nella nostra redazione per proporci la sua storia, Favata riferì testualmente quella frase. Aveva un tono risentito. Ci spiegò di aver avuto un tracollo economico e di aver chiesto invano che la promessa
di eterna gratitudine fosse mantenuta. Chiarì di aver deciso di rivolgersi alla stampa dopo aver verificato definitivamente che da Berlusconi e dal suo entourage non gli sarebbe arrivato alcun aiuto. E quando gli domandammo perché mai, visto che era il depositario di un segreto imbarazzante, rispose: «Temono un secondo caso Mills». Quindi ci propose di realizzare una “iniziativa
editoriale” (da cui sperava di ricavare un po’ di soldi) con le tre registrazioni- prova e con alcune fotografie che lo ritraevano assieme al premier e a Paolo Berlusconi. Il fratello del premier era stato suo socio in affari. Per questo che aveva potuto fissare
con facilità l'appuntamento nella villa di Arcore.
Gli inquirenti lo tenevano d’occhio. Favata fu perquisito appena uscì dalla sede del nostro giornale. Gli inquirenti cercavano i file audio che adesso ha finalmente consegnato al magistrato. Contengono la registrazione di suoi colloqui con persone (tra le quali lo stesso Raffaelli euncollaboratore dell’avvocato Ghedini) che confermano la sua versione sulla consegna dell’intercettazione
ai Berlusconi. Nel fascicolo dell’inchiesta milanese dunque ora ci sono dei documenti e il verbale di un indagato che accusa il presidente del Consiglio di aver acquisito in modo illegittimo un’intercettazione per colpire i suoi avversari politici. Notizie come questa, in altri paesi, aprono i telegiornali. E, se confermate, determinano la fine di carriere politiche.
da L'Unità
08 maggio 2010 | 1678 letture | Invia ad un amico | Stampa