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Le intercettazioni Telecom e gli interessi di Tronchetti Provera
Era
il "proprietario di controllo" di Telecom Italia, ossia Marco Tronchetti Provera,
a trarre benefici diretti dell'attività di raccolta illegale di informazioni
predisposta da dirigenti ed ex dirigenti del gruppo italiano coinvolti in una
serie di operazioni coperte dai vertici dell'azienda telefonica.
E' la conclusione
a cui giunge il gip milanese Giuseppe Gennari nell'ordinanza con cui ieri ha
disposto l'arresto del manager Telecom Fabio Ghioni, dell'ex giornalista di
Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini e del consulente dell'azienda telefonica
Rocco Lucia, e ha notificato un nuovo ordine d'arresto -- il terzo -- a Giuliano
Tavaroli, ex capo della sicurezza Telecom in carcere dal 20 settembre, che secondo
i magistrati aveva un ruolo preminente nel gruppo accusato di aver creato una
centrale di spionaggio ai danni di aziende concorrenti, imprenditori, giornalisti
e uomini politici.
Conclusione alla quale Tronchetti Provera risponde con una nota in cui, ricalcando
le dichiarazioni di ieri, ribadisce la sua "totale estraneità alle vicende connesse
alla illegittima creazione di dossier" e dice che adirà le vie legali nei confronti
di chi lede la sua onorabilità. Il giudice, nell'ordinanza di 213 pagine definisce le operazioni di dossieraggio "attività che inequivocabilmente
rispondevano a una logica di tipo aziendale.. . evidentemente e univocamente
dettate da una distorta ed illegale ratio di tutela ed incremento del patrimonio
aziendale".
"Né è pensabile che Tavaroli - si legge ancora - si sia esposto a rischi quali
quelli di cui oggi deve sopportare i costi, senza una definita ed esplicita
copertura da parte dei vertici aziendali".
Tronchetti Provera: Sono io la vittima
In una nota diffusa in serata, Tronchetti Provera, presidente di Pirelli e primo
azionista indiretto di Telecom Italia, di cui è stato presidente sino al settembre
2006, "ribadisce con forza che non ha mai, durante la presidenza Telecom o di
Pirelli e neppure prima, dato incarico alcuno per lo svolgimento di attività
illegali".
"Sottolinea che - continua il comunicato - come più volte apparso sulla stampa,
egli stesso e i suoi famigliari hanno subito controlli illegali al pari degli
altri soggetti coinvolti in queste vicende".
"L'emersione delle attività illegali sopra menzionate - prosegue - è peraltro
anche dovuta al contributo alle indagini della Magistratura dato dalle società
Telecom Italia e Pirelli per sua diretta disposizione".
"Marco Tronchetti Provera - conclude - si riserva infine di adire le vie legali
nei confronti di coloro i quali abbiano fatto o continuino a fare dichiarazioni
gravemente lesive della sua onorabilità".
La vicenda che ha condotto ai nuovi arresti di ieri è quella, fra l'altro, degli
attacchi informatici nel 2004 ai computer dell'allora amministratore delegato
di Rcs Vittorio Colao e del giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti,
dopo una serie di articoli scritti sulla Pirelli, e lo spionaggio dello stesso
giornalista e di Rosalba Casiraghi, all'epoca revisore e sindaco di Rcs.
Le ipotesi di reato a carico degli arrestati sono associazione per delinquere
finalizzata alla rivelazione del segreto d'ufficio, accesso abusivo ai sistemi
informatici e corruzione.
Gip: Logiche a beneficio del proprietario di controllo
Tavaroli
nei suoi numerosi interrogatori ha comunque sempre sostenuto di aver agito all'insaputa
dei vertici aziendali. "Qui ci troviamo di fronte a una gravissima intromissione
nella vita privata delle persone e a un tentativo di captazione occulta di dati
e notizie riservate - scrive il gip nell'ordinanza di arresto - Mossa da logiche
puramente partigiane, nella contrapposizione tra blocchi di potere economico
e finanziario".
Logiche che tendono a beneficiare non già l'azienda come tale
ma colui che, in un dato momento storico, ne è proprietario di controllo", dice
il giudice.
"Leggendo le pagine del dossier riservato su Colao... - continua l'ordinanza
- si ha la netta sensazione che l'obiettivo finale di tutte queste attività
fosse quello di anticipare mosse finanziarie e politiche non gradite a qualcuno
e predisporre le necessarie contromisure, giovandosi del ricorso a metodi radicalmente
illeciti".
"Che Ghioni facesse tutto questo di sua iniziativa, lo si è detto, è palesemente
inverosimile; che Tavaroli gestisse pratiche di questo genere nel suo singolare
interesse è, parimenti, altamente improbabile", conclude il gip Gennari.
In un altro punto dell'ordinanza il giudice dice che "la Security del gruppo
Telecom-Pirelli sotto la guida ispirata di Tavaroli" si era tramutata in una
"vera e propria fabbrica di dossier personali".
"Della questione Rcs si occupava direttamente Tronchetti Provera"
"Si è visto che l'attività giornalistica di Mucchetti, così come la sua nomina
a vice direttore ad personam del Corriere della Sera, aveva destato specifico
fastidio in Telecom e precisamente alla persona del suo presidente Tronchetti
Provera - precisa il giudice nell'ordinanza - Si è infine visto che lo stesso
amministratore delegato di Rcs Colao era espressione, all'interno degli assetti
proprietari di Rcs, della cordata opposta di quella riferibile a Tronchetti
Provera".
"Questo per concludere che non era certo il dottor Ghioni ad avere specifico
interesse a controllare le mosse di Mucchetti e di Colao - si legge nel documento
giudiziario - Tanto è vero che della questione Rcs si interessava direttamente
Tronchetti Provera".
Il giudice Gennari cita quindi di seguito la testimonianza di Patrizio Mapelli,
manager della Value Partners, società che prestò consulenza a Telecom, che dice
a verbale che "verso gennaio-febbraio 2005 ricevetti in tarda serata una telefonata
da parte di Tavaroli sul mio cellulare, e questi mi riferiva che mi avrebbe
citato nel contenuto di un rapporto sull'argomento Rcs, destinato a Tronchetti".
Altri obiettivi: L'Espresso, Repubblica, De Benedetti e il Garante
Nell'ordinanza
il gip elenca poi i risultati di alcune delle attività di indagine, fra cui
una perquisizione del maggio 2006 a carico di Tavaroli, nella quale, scrive,
"viene rinvenuto un appunto manoscritto in cui, sotto la dicitura 'Targets'
(Obiettivi), si leggono i nomi delle case editrici Rizzoli, Rcs e delle testate
Espresso, Il Mondo, Repubblica".
Ma non solo. "Sempre nel corso della medesima perquisizione - scrive il magistrato
- viene rinvenuto un report, con la indicazione Riservato e dedicato interamente
a Vittorio Colao" che conteneva "notizie di carattere evidentemente personale
o familiare su Colao, considerazioni sulla provenienza politica di Colao nonché
sul fatto che lo stesso Colao, su mandato del banchiere [Giovanni] Bazoli [all'epoca
presidente di Banca Intesa], sarebbe stato impegnato a favorire la ascesa di
Mucchetti all'interno del Corriere".
Nel documento in cui il giudice riassume le risultanze dell'inchiesta che vede
finora decine di indagati, si elencano una pluralità di altri soggetti spiati
fra cui spiccano fra gli altri, l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti
e gli imprenditori Diego della Valle, Emilio Gnutti e Carlo De Benedetti.
A finire al centro dell'attenzione di quella che il giudice ha definito la "fabbrica
dei dossier", si legge nell'ordinanza, finirono anche i vertici dell'Autorità
Garante della concorrenza e del mercato, che inflisse nel 2004 una pesante multa
a Telecom.
Oggi intanto Fabio Ghioni, arresto ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere
durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip, mentre è scattata la sospensione
automatica dall'Albo dei giornalisti per Guglielmo Sasinini, agli arresti domiciliari.
19 gennaio 2007 | 2458 letture | Invia ad un amico | Stampa