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Di Pietro difende la sua scelta sul Ponte sullo Stretto

Il Ponte di Messina non si realizzerà e "non c'era e non c'è altro da decidere per non farlo giacchè tutto è già stato deciso". In più "si usano in modo efficiente le risorse a disposizione, si salvaguarda il valore generato in questi anni dalla società Stretto Messina e si evita di pagare centinaia di milioni di euro in penali". Il giorno dopo i sette inciampi della maggioranza al Senato sul decreto fiscale il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro difende la scelta del gruppo dell'Idv (ad eccezione della senatrice Franca Rame già orientata a lasciare il partito) di votare, insieme alla Cdl, contro la soppressione della società Stretto Messina.

Di Pietro rilancia dal suo blog l'accusa verso la sinistra radicale che ieri lo ha duramente attaccato per il voto che ha fatto andare sotto la maggioranza a Palazzo Madama. Il ministro vuole rispondere "con i fatti": "Non si tiene in vita alcun carrozzone, si usano in modo efficiente le risorse a disposizione, si salvaguarda il valore generato in questi anni dalla società e si evita di pagare centinaia di milioni di euro in penali, che invece bisognava subito sborsare se avessimo ceduto al 'furore ideologico' di alcuni parlamentari dell'ultrasinistra. Il tutto, avendo già raggiunto l'obiettivo di non realizzare il Ponte".

"Anzitutto mi pare opportuno - spiega Di Pietro - partire da quello che abbiamo fatto. Da quello che abbiamo già fatto, prima che nascesse tutto questo caso, perché questo dimostra che con l'emendamento per lo scioglimento della società, si voleva ottenere un risultato che in realtà già abbiamo raggiunto. Insomma, si voleva soltanto 'ciurlare nel manico'". Il ministro insiste ricordando che "abbiamo già deciso l'anno scorso che il Ponte non si fa e i soldi ad esso destinati in precedenza li abbiamo già utilizzati per avviare la realizzazione di altre opere più urgenti in Sicilia e Calabria". "In Calabria i soldi previsti per il Ponte li stiamo utilizzando - aggiunge Di Pietro - per le opere di efficientamento del sistema di attracchi a Villa San Giovanni, i lavori del megalotto Sibari-Roseto della statale 106 Jonica, la progettazione del megalotto Cotono-Cariati della stessa strada e la progettazione della tangenziale di Reggio Calabria. In Sicilia finanziamo le metropolitane di Palermo, Catania e Messina e il completamento della strada Agrigento-Caltanisetta".

Quanto alla Società Stretto Messina Di Pietro precisa di "non avere alcuna intenzione di mantenerla in vita. Tanto è vero che ho proposto un emendamento che ne disponesse la fusione per incorporazione in Anas, emendamento che riproporrò quando il decreto legge passerà all'esame della Camera dei Deputati. Questo al Senato non è stato accettato, perché non si vuole che sia Anas a occuparsi della mobilità nello Stretto, ma una fantomatica agenzia di nuova istituzione, l'ennesimo ente inutile, buono per coltivare clientele e sprecare risorse".

"In ogni caso, è bene che si sappia - conclude Di Pietro - che ho disposto in via immediata il totale dimagrimento della società Stretto Messina: il personale sarà portato da 100 a non più di 5 unità, il CdA sostituito da un amministratore unico che non percepirà alcun compenso".

26 ottobre 2007 | 18:30:00 | 937 letture | Invia ad un amico | Stampa

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