Il nostro sogno
Queste parole sono il nostro sogno. Sono la nostra identità,
il nostro modo di essere, pensare, lottare. Sono le parole di uomini liberi,
di persone che dicono no alla guerra, allo sfruttamento dell'uomo sull'uomo,
alla mancanza delle libertà, alla distruzione dell'umanità e del mondo. Siamo
cani sciolti, senza guinzagli e senza padroni. Viandanti senza casa e senza
confini, uomini liberi in cammino verso la libertà.
Qual è la velocità del sogno? Non lo so.
Dove c'era memoria, oggi c'è oblio. Al posto della giustizia,
elemosina. Al posto della patria, un mucchio di rottami. Invece della memoria,
immediatezza. Invece della libertà, una tomba. Al posto della democrazia, uno
spot pubblicitario. Invece della realtà, cifre.
Loro, quelli in alto, ci dicono: "Questo è il futuro che ti
abbiamo promesso, goditelo." Questo ci dicono, e mentono. Questo futuro somiglia
troppo al passato.
E, se guardiamo con attenzione, forse vediamo che loro, quelli
in alto, sono gli stessi di ieri. Quelli che, come ieri, oggi ci chiedono pazienza,
maturità, buonsenso, rassegnazione, resa. L'abbiamo già visto, l'abbiamo già
sentito.
I poveri, i diseredati, cioè, l'immensa maggioranza dell'umanità,
sono confiscati e relegati. Confiscati della loro dignità, relegati nelle periferie
delle grandi città, ai margini dei programmi governativi, negli angoli del futuro
che adesso si decide, in alcuni paesi, non nei parlamenti o nelle sedi nazionali
di governo, bensì nelle riunioni degli azionisti delle multinazionali.
Oggi lo sfruttamento è più brutale come mai prima nella storia
dell'umanità, oggi il cinismo è credo filosofico di chi vuole governare il pianeta,
cioè, di chi possiede tutto, meno la vergogna.
Oggi la guerra contro l'umanità, cioè, contro la ragione, è
più mondiale che mai. Oggi la guerra è su tutti i fronti ed in tutti i paesi.
Se ieri era un dovere opporsi, lottare, resistere di fronte alla stupida logica
del profitto, oggi è semplicemente e assolutamente, una questione di sopravvivenza
individuale, locale, regionale, nazionale, continentale, mondiale.
La nostra lotta, cioè, il nostro sogno, non finisce. Nel nostro
sogno, il mondo è un altro, ma non perché qualche "deus ex machina" ce lo regala,
bensì perché lottiamo, nella permanente veglia della nostra veglia, perché in
quel mondo sorga l'alba...
Subcomandante Insurgente Marcos
Dalle montagne del Sudest Messicano - Messico,
Settembre 2004